Nuovo Testamento

Siamo all'ultima settimana di lettura per l’ultimo libro del Nuovo Testamento.

Siccome le indicazioni generali sul senso di questo libro le abbiamo messe all’inizio, pensavo (superata ormai la metà) di fornirvi una mappa del testo con una breve spiegazione introduttiva. Va usata proprio come una mappa, ovvero come un aiuto per non perdersi nei singoli passi e visualizzare dove ci sta conducendo il cammino.

Dopo l’abbondante introduzione, questa volta sarò molto breve. Questa settimana leggeremo i capitoli centrali del libro dell’Apocalisse: incastonati tra 3 settenari (le chiese, i sigilli, le trombe...) i capp. 10-12 annunciano il Vangelo, ovvero la piena rivelazione di Dio in Gesù: il cap.10 attraverso l’immagine del libro aperto dato a Giovanni (la rivelazione); l’11mo con la proclamazione dei due testimoni (ovvero la Chiesa); il 12mo con l’annuncio dell’incarnazione (la donna e il bambino).

Le 3 lettere di Giovanni mi sembrano abbastanza comprensibili e abbiamo già accennato qualcosa quando abbiamo affrontato il suo Vangelo: Dio è amore, se diciamo di essere in comunione con lui, dobbiamo amarci gli uni gli altri. Questo è un po’ il leit motiv che accompagna questi testi.

Le lettere di Pietro che leggeremo in questi giorni sono scritte a piccole comunità dell’Asia minore, comunità che non hanno la grandezza, la notorietà e forse nemmeno la struttura di altre comunità più famose. Tra l’altro, strette dalla persecuzione, queste comunità si sentono un po’ di “serie B”. A loro Pietro si rivolge con parole e prospettive grandiose (soprattutto nel primo capitolo) per rinfrancare queste comunità e ridare loro il senso della dignità di destinatarie delle grandi promesse di Dio.

Conclusa la lettera agli Ebrei iniziamo la lettura della lettera dell’apostolo Giacomo: è composta da 5 capitoli, dunque abbastanza breve. È chiamata “lettera”, ma assomiglia assai più a una omelia ricca di esortazioni, che riguardano soprattutto i comportamenti: la prova mostra la “tenuta” della fede che, per essere autentica, deve avere un riscontro nella vita; il tema della sapienza da chiedere a Dio; l’attenzione e la prudenza nel parlare...

Questa settimana continuiamo e concludiamo la lettura della Lettera agli Ebrei.

Fino a mercoledì il tema, lungamente sviluppato, è quello di come Gesù sia sacerdote, ovvero mediatore dell’alleanza tra Dio e gli uomini; il riferimento alla novità del sacerdozio di Cristo è la figura misteriosa di Melchisedek, che ha un sacerdozio unico (diverso da quello dei leviti e da quello dei discendenti di Aronne).

Se con domani concludiamo la lettura degli scritti di Paolo (suoi o a lui attribuiti), a partire da lunedì affronteremo la lettera agli Ebrei. Che, in realtà, non è scritta agli ebrei, ma ai cristiani; ma mette in luce la diversità del culto giudaico con quello cristiano, attraverso la novità inaugurata da Gesù che è un sacerdote diverso e unico rispetto a quelli antichi.

 

Questa settimana finiamo... san Paolo leggendo la seconda lettera a Timoteo e quella a Tito (anch’esse attribuite a Paolo) e poi la lettera a Filèmone, cortissima, un solo capitolo, ma ritenuta scritta di propria mano dall’apostolo. Qualche parola su questi testi.

In questa prima settimana leggeremo le due lettere che Paolo scrive ai Tessalonicesi (gli abitanti di Tessalonica): la prima delle due lettere è considerata sicuramente “autentica”, e si tratta - verosimilmente - dello scritto più antico di tutto il Nuovo Testamento e della prima lettera inviata da Paolo a una delle sue comunità.

Iniziamo la lettura della Lettera ai Filippesi e mercoledì quella ai Colossesi. Sono due lettere relativamente brevi e scritte in circostanze diverse.