Lettura del Nuovo Testamento - Settima Settimana 16 - 22 marzo

Da Debora Merlo , 15 Marzo, 2025
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In questi giorni leggiamo la conclusione del Vangelo di Marco; esso si conclude in realtà con il versetto 8 del capitolo 16 con le donne che fuggono dal sepolcro dopo le parole dell’angelo perché spaventate e stupite “e non dissero niente a nessuno perché erano impaurite”. Un finale strano, che lascia tutto in sospeso, rimandando anche noi stessi a chiederci come reagiamo di fronte alla notizia della risurrezione.

E per questo motivo si capisce l’aggiunta posteriore degli ultimi versetti del capitolo 16: che non sia della stessa mano di Marco, non vuol dire che non sia “canonica”, ossia riconosciuta dalla Chiesa; solo si riconosce che essa è (a motivo di diversi indizi formali) di una mano diversa.

 

Maftedì 25 marzo inizieremo il Vangelo di Luca. Come sempre provo a segnalare qualche indicazione da tenere presente per la lettura:

- anzitutto quella di Luca è un’opera in due volumi (il suo Vangelo e il libro degli Atti); se si leggono i primi versetti di entrambi i testi si riconosce quest’unico intento narrativo: Lc 1,1-4 e At 1,1. Entrambi i testi sono indirizzati all’ “illustre Teofilo” che - all’inizio del Vangelo di Luca - è indicato come il destinatario di questo “resoconto ordinato” che l’evangelista propone;

- i destinatari di questo vangelo sono di origine molto probabilmente greca, quindi pagani, non conoscono Mosè, i profeti e le tradizioni giudaiche;

- Dante ha definito l’evangelista Luca “scriba mansuetudinis Christi”: un particolare accento è dato in questo vangelo al tema della misericordia e del perdono (pensiamo alle “parabole della misericordia” del capitolo 15);

- inoltre un ulteriore particolare accento è messo sull’opera dello Spirito santo come colui che sin dall’inizio guida Gesù (il vangelo) e poi la Chiesa (gli Atti);

- il vangelo è come costruito come un lungo pellegrinaggio di Gesù che “si diresse decisamente verso Gerusalemme” (9,51), dunque un cammino che Gesù vive con piena consapevolezza del suo destino.

 

L’invito è ad affrontare l’inizio di questo terzo vangelo ancora una volta con lo stupore di chi non tanto legge la storia di Gesù, ma di chi ne raccoglie la testimonianza da parte di coloro che in lui hanno creduto.

Perché questa è la logica della testimonianza: raccontare ciò che si è visto, udito e creduto perché anche altri possano credere. La Pasqua che presto celebreremo inauguri anche il nostro passaggio a una fede sempre più matura, ovvero una vita che - nella sua normalità - sceglie il vangelo come sua forma per vivere.

don Paolo, parroco

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Buona lettura!

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