Lunedì 14 Aprile iniziamo la settimana “santa” riprendendo un brano noto a noi ambrosiani: il racconto della donna di Samaria (che preferisce l’acqua ferma a quella zampillante che le offre Gesù).
Nei giorni seguenti leggeremo alcuni episodi che saranno seguiti da alcuni discorsi (al c.5: la guarigione dell’infermo e il discorso sulle opere del Figlio; al c.6: la moltiplicazione dei pani e il discorso sul “pane di vita”; al c.7 una lunga discussione polemica sulle origini del Cristo; al c.8 il racconto della donna adultera e il discorso su Abramo; al c.9 il racconto della guarigione del cieco nato e al c.10 il discorso sul “buon pastore”).
Tutti questi “discorsi” sono meditazioni che l’evangelista elabora per offrire la comprensione del mistero di Gesù; non dobbiamo pensare che siano riportate materialmente le esatte parole di Gesù, ma questo modo di elaborarle ci consente di intuirne il mistero che i primi cristiani ci vogliono trasmettere.
Il linguaggio è in parte molto denso e in parte molto rarefatto. Non bisogna spaventarsi se non si comprende tutto: non è la comprensione che salva, ma lo stare attaccati a Gesù nonostante le incomprensioni (d’altronde sin dall’inizio è successo così).
Leggiamo questi testi ricordandoci che appartengono al “libro dei segni” (la prima parte del vangelo di Giovanni) cioè rimandano ad una verità ulteriore che non bisogna smettere mai di cercare, altrimenti si rimane nell’oscurità: «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato dei pani» è l’accusa che Gesù rivolge agli interlocutori nel cap.6 e, effettivamente, questi alla fine lo lasceranno. E Gesù domanderà ai suoi: «Volete andarvene anche voi?»; magari la tentazione c’è, ma chiediamo di poter dire come Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna».
Lo stare “vicini” a Gesù sia l’atteggiamento che accompagna questi giorni “speciali” perché non passino invano.
don Paolo, parroco
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Buona lettura!