Spero che la lettura del vangelo di Giovanni non sia troppo scoraggiante: l’impressione che sia “difficile” è comprensibile, ma dobbiamo ricordarci che l’intento di questo evangelista è offrire, attraverso la narrazione, una meditazione sul mistero di Dio che si è rivelato in Gesù. Il vangelo di Giovanni andrebbe riletto più volte: solo la familiarità con il suo linguaggio lo rende un po’ meno oscuro. Ma l’importante è non arrendersi.
Segnalo solo questo passaggio: con martedì 22 Aprile (in cui leggeremo il c.12) si conclude la prima parte del vangelo, quella che abbiamo detto essere definita come “il libro dei segni”, caratterizzata molto spesso da un confronto polemico con gli interlocutori (anche quelli che pensavano di credere in lui).
Con il c.13, inizia il cosiddetto “libro della gloria”, cioè la manifestazione della gloria di Dio che si realizza nell’innalzamento di Gesù sulla croce. Questa seconda parte vede i cc. 13-17 come una unità intitolata “I discorsi di addio”: siamo nel cenacolo, Gesù compie un segno (la lavanda dei piedi - c.13) e - spiegandolo ai discepoli - li introduce alla sua prossima passione. I capitoli seguenti (14-17) sono i discorsi che Gesù rivolge ai suoi, le sue ultime parole, quasi un testamento, che si conclude con la preghiera di Gesù al Padre (il c.17) in cui egli affida a lui la sua vita e la vita dei suoi discepoli. In questi capitoli troviamo le parole più affettuose e consolanti di Gesù, ma dette “alla Gesù”, cioè con sobrietà e senza inutili sdolcinatezze, ma - proprio per questo - ancora più commoventi.
don Paolo, parroco
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Buona lettura!