La lettura di Atti ci accompagna nei diversi spostamenti di Paolo e nei rapporti con le singole comunità, che noi conosciamo dalle lettere che ad esse egli ha scritto.
Dopo Antiochia (e il conseguente concilio di Gerusalemme, cap.15) e la separazione da Barnaba, Paolo inizia a spostarsi: Filippi (c.16), Tessalonica (c.17), Atene, con il discorso all’Areopago, Corinto (c.18), Efeso (cc.19-20). Qui ad Efeso una sommossa di artigiani che vivevano sul culto locale della dea Artemide, lo costringono a fuggire a Troade e poi Mileto; e qui Paolo poi si congeda dagli anziani della comunità con un discorso molto bello e a tratti commovente (lo si chiama appunto “discorso di Mileto”), dove l’apostolo fa il punto della situazione e del suo modo di annunciare il vangelo.
Così Paolo torna a Gerusalemme, dove viene arrestato e pronuncia la sua arringa di difesa davanti ai giudei (ricordiamo: lui viene dai giudei, apparteneva alla setta più intransigente del fariseismo; adesso si trova a doversi difendere proprio davanti a coloro ai quali era appartenuto) e, con uno stratagemma geniale (far valere la propria cittadinanza romana), si appella a Cesare. Un cittadino romano non può essere giudicato da un tribunale giudaico e dunque così Paolo ne approfitta per cercare di andare ad annunciare (anche se in catene) il vangelo fino al centro del mondo allora conosciuto: Roma.
Questo continuo spostarsi di Paolo non significa non avere un’appartenenza, essere staccato da tutti: ne è la prova l’intenso legame che egli ha con le sue comunità che ricorda continuamente, per le quali spesso è in apprensione e che raggiunge attraverso le sue lettere. Ma al primo posto c’è il Vangelo perché è solo grazie a quello che Paolo ha potuto incontrare tante comunità: il vangelo non è alternativo alle relazioni e alle appartenenze, piuttosto ne mette in luce la verità e non le fa diventare degli idoli.
Talvolta anche a noi viene il pensiero che per amare il Signore, dobbiamo rinunciare agli altri affetti, quasi che l’uno sia in alternativa agli altri. Paolo ci mostra che l’alternativa non c’è, piuttosto ci viene offerto un ordine degli affetti che ci consente di non affogarci dentro e che promette di salvarli. Notevole!
don Paolo, parroco
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Buona lettura!