Tra oggi e lunedì concludiamo la lettura di Prima Corinzi (i temi di questi capitoli li avevo anticipati nella mail precedente). Da martedì - invece - iniziamo a leggere la Seconda lettera ai Corinzi; siccome il numero dei capitoli copre esattamente due settimane, anticipo tutta la presentazione in questo testo.
Gli studiosi sono d’accordo nel riconoscere che in quella che noi chiamiamo la “Seconda lettera ai Corinzi” confluiscano almeno due (se non tre o quattro) lettere scritte in momenti diversi da Paolo e radunate poi tutte insieme perché non venissero perdute; questo conferisce allo scritto qualche difficoltà nel piano unitario generale. Proviamo solo a delineare gli eventi che hanno portato a queste lettere in modo che sia (un po’) più facile comprenderne i temi e i toni.
Durante il terzo viaggio missionario, Paolo ebbe l’occasione di raggiungere di nuovo la capitale dell’Acaia: siamo attorno al 55 d.C., quando, provenendo dalla Macedonia, decide di raggiungere Corinto. Purtroppo la seconda visita si rivela fallimentare perché un offensore, non meglio identificato, lo aveva umiliato pubblicamente in assemblea e la comunità gli aveva voltato le spalle. Paolo, per non peggiorare i rapporti, preferisce abbandonare Corinto e tornare ad Efeso, da cui invia, per mano di Tito, la cosiddetta “lettera delle lacrime”, menzionata ai capp. 2 e 7. Intanto, giunto a Troade, spera di incontrare Tito e ricevere notizie rassicuranti dall’Acaia. Purtroppo l’incontro non si verifica e, nonostante gli si fosse aperta una porta o un’opportunità favorevole verso nuovi confini dell’evangelizzazione, si reca in Macedonia (forse a Filippi) dove finalmente incontra Tito e riceve notizie confortanti sulla comunità di Corinto: i destinatari si sono pentiti per come l’hanno trattato e Paolo decide di inviare la “lettera della riconciliazione”, che corrisponde ai primi 9 capp. della nostra lettera.
Quando le relazioni stanno per rasserenarsi, alcuni avversari, giunti dall’esterno a Corinto, seminano una nuova ventata di zizzania contro Paolo e gettano discredito sul suo ministero. Sobillati dagli oppositori, i Corinzi nutrono ulteriori riserve su Paolo che decide di inviare una nuova lettera (che corrisponde ai nostri cc.10-13); a causa dell’aspro tenore questa è denominata “lettera polemica”.
Finalmente durante l’estate dello stesso anno l’apostolo visita per la terza volta Corinto e i rapporti si rasserenano in modo definitivo: la colletta per i poveri, interrotta da un anno, è portata a termine e Paolo può partire alla volta di Gerusalemme con il contributo delle comunità della Macedonia e dell’Acaia.
Dunque il testo che leggeremo potremmo suddividerlo così:
- la “lettera della riconciliazione” (cc. 1-9) dove Paolo si vede costretto a difendere il proprio operato, pur ribadendo la sua fiducia nei confronti della comunità di Corinto; e la partecipazione della medesima alla colletta per i poveri di Gerusalemme (cc. 8-9)
- la “lettera polemica” (cc. 10-13) vede impegnato l’apostolo nella difesa dalle accuse e dalle calunnie degli avversari.
Aggiungo una brevissima nota personale a questo testo: quando siamo diventati preti (ormai 28 anni fa) con i compagni di ordinazione abbiamo scelto come motto per la nostra classe il versetto 7 del cap. 4 di questa lettera: “Abbiamo un tesoro in vasi di creta”. Rileggendo in questi giorni quelle parole ho ritrovato la grandezza della loro portata e ho ringraziato volentieri Dio per averla potuta condividere con gli amici preti e con le comunità che ho incontrato in questi anni. E - conoscendo la fragilità della creta - vi chiederei, quando vi capita, di dire un’Ave Maria per noi, perché la povertà del contenitore non offuschi ma, anzi, renda più luminoso il tesoro che contiene. A vantaggio di tutti, naturalmente.
don Paolo, parroco
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Buona lettura!